Abbiamo detto che non esiste legame tra la variazione dei tassi a breve e l’andamento del mercato; nel lungo periodo le cose sono un po’ diverse, vediamo perché.
Se consideriamo gli investitori istituzionali (quelli che devono investire soldi sempre e ad ogni costo) che sono poi coloro che muovono il mercato, possiamo dire che quando i tassi di interesse scendono le borse dovrebbero (dovrebbero!!) salire e questo perchè investire in obbligazioni dovrebbe essere meno conveniente che investire in azioni e viceversa.
La spiegazione è la seguente:
I tassi di interesse obbligazionari sono decisi dal mercato con un preciso riferimento alle politiche monetarie delle banche centrali. Dal mercato perché è il costo dell’obbligazione acquistata che determina il rendimento che otterremo a scadenza e siccome il prezzo delle obbligazioni varia giorno dopo giorno in base agli umori di mercato, varieranno con esso anche i tassi di interesse.
Ma i prestiti alle aziende vengono concessi o dalle banche sotto forma di prestito, fido, etc, o dal mercato tramite le obbligazioni che l’azienda stessa emette; i prestiti alle banche sono concessi infine dalla banca centrale che quindi decide quanto denaro mettere in circolazione e quale tasso applicare.
Dunque, se il tasso deciso dalla banca centrale scende, scendono anche i tassi di interesse delle obbligazioni.
Ma quali sono i motivi per cui la discesa dei tassi di interesse dovrebbe influenzare i mercati?
I motivi sono due:
Primo perché questo permette alle aziende di effettuare maggiori investimenti e maggiore sviluppo ottenendo prestiti ad un costo minore. Gli investitori sceglieranno quindi le azioni perché le prospettive di sviluppo permettono nuovi guadagni.
Secondo perché i rendimenti obbligazionari si abbassano risultando così meno appetibili.
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venerdì 14 settembre 2007
giovedì 13 settembre 2007
Il grande bluff
Sempre, dopo la chiusura di borsa, tutti gli analisti più accreditati tentano di dare una giustificazione a ciò che è successo durante la giornata, attraverso l’analisi di rapporti trimestrali, pubblicazione di dati macroeconomici, fondamentali di alcuni titoli a grossa capitalizzazione, aumento o diminuzione dei tassi di interesse etc.
Il tutto viene fatto, abbiamo detto, a posteriori. Si cerca cioè di trovare una giustificazione a quello che è successo... si deve trovare una giustificazione.
Purtroppo spessissimo l’analisi del comportamento di alcune medesime variabili porta a risultati molto diversi e all’uopo vengono inserite nuove variabili e nuove motivazioni.
Prendiamo per esempio i tassi di interesse.
E’ provato che non esiste nessuna relazione tra l’andamento dei tassi a breve e l’andamento delle borse e questo è vero in più del 90% dei casi eppure in concomitanza di una variazione dei tassi da parte delle banche centrali si giustifica l’andamento della borsa con la variazione di questi, sempre!
Il tutto viene fatto, abbiamo detto, a posteriori. Si cerca cioè di trovare una giustificazione a quello che è successo... si deve trovare una giustificazione.
Purtroppo spessissimo l’analisi del comportamento di alcune medesime variabili porta a risultati molto diversi e all’uopo vengono inserite nuove variabili e nuove motivazioni.
Prendiamo per esempio i tassi di interesse.
E’ provato che non esiste nessuna relazione tra l’andamento dei tassi a breve e l’andamento delle borse e questo è vero in più del 90% dei casi eppure in concomitanza di una variazione dei tassi da parte delle banche centrali si giustifica l’andamento della borsa con la variazione di questi, sempre!
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