Oggi vorrei parlare del Delta Edging e, più in generale, delle strategie Delta neutrali considero (non solo io) molto profittevoli.
C’è da dire che i traders professionisti pensano in termini di spreads e si proteggono sempre per rimanere neutri rispetto alla direzione del mercato.
La direzione del sottostante è meno importante della volatilità delle opzioni e della volatilità dello stesso titolo.
La strategia adatta è vendere perchè la volatilità delle opzioni è alta (opzioni costose) e, di contro, la strategia low-risk è comprare perchè la volatilità implicita è bassa (opzioni poco costose).
E’ psicologicamente difficile fare trading basandosi solamente su considerazioni sulla volatilità perchè purtroppo è naturale, guardando un grafico, giungere a conclusioni circa la direzione futura del mercato ed essere tentati di influenzare le nostre strategie nella direzione in cui riteniamo che i prezzi si muoveranno.
Tuttavia, il punto fondamentale del trading “neutrale” sta nel fatto che il trader vuole fare i soldi in base alla accuratezza della sua previsione sulla volatilità e non sulla previsione giusta o sbagliata della direzione del mercato. Ecco perchè nascono gli spreads neutri rispetto al delta. Questo tipo di posizioni va aggiustata continuamente se la strategia diventa troppo long o troppo short e questo ci porta al secondo aspetto di questo tipo di trading: agire senza esitazioni quando il mercato ci da delle indicazioni.
Se la posizione diventa troppo lunga o troppo corta, dobbiamo aggiustare il tiro “meccanicamente”, cioà in modo quasi automatico senza sperare che il prezzo si muova a nostro vantaggio. E’ naturale (direi purtroppo) voler concedere al mercato una possibilità di tornare dalla nostra parte, ma il fatto è che il mercato già ci ha dimostrato che avevamo torto la prima volta (modificando il delta spostandosi con il sottostante), e dunque è meglio non sperare in un successivo aggiustamento.
A presto!
martedì 29 aprile 2008
giovedì 24 aprile 2008
Open Interest
L’Open Interest è il numero totale di contratti che sono ancora detenuti dai partecipanti il mercato, alla fine della giornata. Siccome per ogni posizione long è implicita la presenza di una posizione short, possiamo anche dire che l’Open Interest è il numero di contratti in sospeso detenuta dal mercato, o long o short (quindi non la somma dei due).
L’Open Interest viene, di solito, utilizzato nella formazione dei pareri contrarian. In generale (ed in teoria), maggiore è il suo valore, più è alta la possibilità che le posizioni contrarian siano redditizie. C’è da dire, tuttavia, che una posizione contrarian non dovrebbe essere assunta se l’Open Interest è crescente, perchè un continuo aumento dei valori di Open Interest aumenta le probabilità che il trend in corso continuerà. E’ dunque sempre meglio aspettare che l’indicatore cominci a stazionare o a scendere prima di prendere decisioni.
Riassumendo, diciamo che l'analisi dell'Open Interest fornisce un segnale di conferma se una tendenza é in procinto di invertire oppure no e che, con una tendenza instaurata al rialzo o al ribasso ed un Open Interest anch'esso al rialzo, la tendenza ha buone possibilità di continuare.
Personalmente non utilizzo questo indicatore ed il motivo è il seguente:
Supponiamo di trovarci in una giornata al rialzo (con il mercato con trend al rialzo), con l'Open Interest nettamente a favore delle Put (diciamo numericamente il doppio).
Per logica si sarebbe portati a pensare che, poiché Put è sinonimo di ribasso, gli operatori e i trader ritengano che il Mercato possa presto virare al ribasso.
Se però ripensiamo un attimo alla definizione stessa dell’Open Interest (per ogni posizione long ne è implicita una short), potrebbe essere vero l'esatto contrario, ovvero che la sproporzione dell' Open Interest dalla parte delle Put stia a significare che esistono molti venditori di Put (cioè molte Put short) che, convinti della direzione rialzista del mercato, vendano Put in attesa di ricomprarle in un secondo momento a un prezzo inferiore.
Inoltre, per realizzare strategie sintetiche tipo vertical spread, butterflies, condors, etc. è necessario essere contemporaneamente compratori e venditori di opzioni e questo, sicuramente, altera il valore dell' Open Interest e del Put/Call ratio che perdono di affidabilità.
Per maggiori informazioni scarica l'e-book:
e-book.opzionietrading.com
A presto!
L’Open Interest viene, di solito, utilizzato nella formazione dei pareri contrarian. In generale (ed in teoria), maggiore è il suo valore, più è alta la possibilità che le posizioni contrarian siano redditizie. C’è da dire, tuttavia, che una posizione contrarian non dovrebbe essere assunta se l’Open Interest è crescente, perchè un continuo aumento dei valori di Open Interest aumenta le probabilità che il trend in corso continuerà. E’ dunque sempre meglio aspettare che l’indicatore cominci a stazionare o a scendere prima di prendere decisioni.
Riassumendo, diciamo che l'analisi dell'Open Interest fornisce un segnale di conferma se una tendenza é in procinto di invertire oppure no e che, con una tendenza instaurata al rialzo o al ribasso ed un Open Interest anch'esso al rialzo, la tendenza ha buone possibilità di continuare.
Personalmente non utilizzo questo indicatore ed il motivo è il seguente:
Supponiamo di trovarci in una giornata al rialzo (con il mercato con trend al rialzo), con l'Open Interest nettamente a favore delle Put (diciamo numericamente il doppio).
Per logica si sarebbe portati a pensare che, poiché Put è sinonimo di ribasso, gli operatori e i trader ritengano che il Mercato possa presto virare al ribasso.
Se però ripensiamo un attimo alla definizione stessa dell’Open Interest (per ogni posizione long ne è implicita una short), potrebbe essere vero l'esatto contrario, ovvero che la sproporzione dell' Open Interest dalla parte delle Put stia a significare che esistono molti venditori di Put (cioè molte Put short) che, convinti della direzione rialzista del mercato, vendano Put in attesa di ricomprarle in un secondo momento a un prezzo inferiore.
Inoltre, per realizzare strategie sintetiche tipo vertical spread, butterflies, condors, etc. è necessario essere contemporaneamente compratori e venditori di opzioni e questo, sicuramente, altera il valore dell' Open Interest e del Put/Call ratio che perdono di affidabilità.
Per maggiori informazioni scarica l'e-book:
e-book.opzionietrading.com
A presto!
martedì 22 aprile 2008
Esercizio e Assegnazione 3
Continuiamo il discorso del precedente post e andiamo a vedere cosa succede con l’esercizio delle opzioni put.
Esercitare una put long segue la stessa logica della call long, ad eccezione del fatto che dovremmo comprare la call allo stesso strike price, pagare i dividendi sulle azioni corte risultanti, e incassare gli interessi.
Il problema dell’esercizio di una put, a parte il fatto che si perde il valore estrinseco dell’opzione stessa, sono i margini.
Infatti quando esercitiamo una put, diventiamo corti con le azioni (la put da diritto a vendere il sottostante) e, nel caso non avessimo i margini necessari, la posizione verrebbe liquidata.
Una situazione analoga si ha con le opzioni short ITM; esiste infatti la possibilità di essere assegnati e i margini richiesti potrebbero essere troppo elevati.
Per esempio se siamo corti con 10 opzioni call AUTOGRILL, strike price 12€ quando il titolo quota 13€, le call potrebbero essere assegnate e noi saremmo corti su 5000 azioni a 12€ l’una, i margini richiesti, per una posizione del genere sono elevatissimi.
Per le put short il problema è analogo e sarebbero necessari i margini per acquistare le azioni.
Esercitare un’opzione significa passare da un rischio limitato (intrinseco delle opzioni) ad un rischio illimitato dato dal possesso delle azioni.
Esercitare una put long segue la stessa logica della call long, ad eccezione del fatto che dovremmo comprare la call allo stesso strike price, pagare i dividendi sulle azioni corte risultanti, e incassare gli interessi.
Il problema dell’esercizio di una put, a parte il fatto che si perde il valore estrinseco dell’opzione stessa, sono i margini.
Infatti quando esercitiamo una put, diventiamo corti con le azioni (la put da diritto a vendere il sottostante) e, nel caso non avessimo i margini necessari, la posizione verrebbe liquidata.
Una situazione analoga si ha con le opzioni short ITM; esiste infatti la possibilità di essere assegnati e i margini richiesti potrebbero essere troppo elevati.
Per esempio se siamo corti con 10 opzioni call AUTOGRILL, strike price 12€ quando il titolo quota 13€, le call potrebbero essere assegnate e noi saremmo corti su 5000 azioni a 12€ l’una, i margini richiesti, per una posizione del genere sono elevatissimi.
Per le put short il problema è analogo e sarebbero necessari i margini per acquistare le azioni.
Esercitare un’opzione significa passare da un rischio limitato (intrinseco delle opzioni) ad un rischio illimitato dato dal possesso delle azioni.
domenica 13 aprile 2008
Esercizio e Assegnazione 2
Riprendiamo il discorso sull’esercizio, dove ci eravamo fermati alle seguenti domande, quando dovremmo pensare di esercitare un'opzione? Quando siamo a rischio di assegnazione se siamo corti con un'opzione? Esiste una spiegazione razionale specifica per esercitare un'opzione? Semplicemente, è più conveniente tenere l'opzione o esercitarla?
Diciamo che bisognerebbe valutare se esercitare una call long basandosi su quanto costa mantenere la posizione del sottostante equivalente. Quanto interesse dovremmo pagare per il possesso delle azioni fino alla scadenza delle opzioni? È ci sono dei dividendi pagabili?
Secondo questa logica, l'unica volta in cui conviene esercitare una call di tipo Americano è immediatamente prima della data di stacco dei dividendi e prima della scadenza. Questo perché, dopo la data di dividendo i prezzi scendono dell’importo del dividendo stesso (che riduce il valore della call) ed esercitando prima della data di stacco, possiamo bloccare il dividendo e ridurre il costo del mantenimento in portafoglio delle azioni. Se le azioni non pagano dividendi, non dovremmo esercitare mai una call prima della scadenza.
Per le put, può invece essere vantaggioso esercitare un’opzione di stile americano prima della scadenza. Tutto è basato sulla capacità di guadagnare sugli interessi generati dalla vendita delle azioni sottostanti. Generalmente, è meglio esercitare una put ITM subito dopo della data di stacco dei dividendi, perché il prezzo del titolo calerà della quantità del dividendo (che aumenta il valore della put) e non dovremo cedere il valore del dividendo se diventiamo corti con il sottostante.
Un trader in opzioni, in teoria, dovrebbe fare un’analisi più approfondita. È più economico replicare una posizione long di call esercitando la call e comprare la put allo stesso strike price, o tenere semplicemente la long call? Sappiamo che possiamo "creare" una long call mediante l’acquisto del titolo e di una put. Inoltre sappiamo che non importa quanto ITM è la long call, ha comunque un rischio limitato. Se esercitiamo la call e la trasformiamo in una posizione lunga in azioni, siamo soggetti ad un rischio illimitato.
Quindi dovremmo esercitare se risultasse più economico sostituire l'opzione con le azioni e un'altra opzione, piuttosto che tenere l’opzione stessa
Ma come funziona questa strategia?
Consideriamo l’esercizio di una long call. Se esercitiamo la call, compreremo le azioni corrispondenti al prezzo di strike e la call scomparirebbe. Il valore estrinseco della call andrebbe perso. Dobbiamo pagare l’ammontare dello strike price alla consegna delle azioni stesse e se dobbiamo prendere in prestito dei soldi per comprare il titolo, pagheremo gli interessi del prestito. Se abbiamo abbastanza contanti da pagare le azioni, smetteremo di guadagnare tutto l' interesse che stavamo facendo (avremmo potuto fare) sui contanti. Nell’uno o nall’altro senso, subiremmo la spesa di interesse. Ma se siamo lunghi sul titolo, non siamo soggetti ai dividendi se esercitiamo l’opzione prima dello stacco degli stessi. I dividendi pagati “falsano” la spesa degli interessi. Ma per avere lo stesso rapporto rischio/rendimento che avevamo con la long call, dobbiamo comprare la put allo stesso strike della call.
E’ abbastanza evidente, quindi, che non avrebbe significato esercitare una call long a meno che il dividendo non sia così grande da compensare le spese degli interessi ed il costo della put.
Per esempio, siamo lunghi su 1 call di AUTOGRILL scadenza maggio strike 12 che scade fra 20 giorni e che vale a 1,05€. Le azioni di AUTOGRILL quotano 13€ e pagano un dividendo di 0,05€ e staccano il dividendo fra 5 giorni. La put AUTOGRILL maggio 12 costa 0,0275€. Il tasso di interesse per prendere in prestito i soldi dal nostro intermediario è 5%. Che cosa accade se esercitiamo la call?
Dobbiamo pagare 6000€ per le azioni (12€ * 500). Cominciamo a pagare un interesse di 0,83€ al giorno, (o 16,66€ per i prossimi 20 giorni). Riceveremo 25€ dal dividendo. La put AUTOGRILL scadenza maggio 12 costa 13,75€.
Così, pagheremo 16,66€ di interesse, 13,75€ per la put e ricevemo 25€ per il dividendo. In tutto, ci costerebbe 5,41€ per sostituire la call long di AUTOGRILL maggio 12 con le azioni di AUTOGRILL e la put AUTOGRILL maggio 12. Inoltre, perdiamo il valore estrinseco di 25€ della call. Non avrebbe il significato esercitare la call in questo caso.
Ma che cosa succederebbe se AUTOGRILL pagasse un dividendo di 0,2€? In questo caso, pagheremmo 16,66€ di interessi, 13,75€ per la put e riceveremmo 100€ per il dividendo. Inoltre perderemmo il valore estrinseco $12.50 della call, ma tutto sommato, riceveremmo 69,59€ per la strategia. In questo caso si che avrebbe senso esercitare la call!
A presto per "Esercizio e Assegnazione3"!
Diciamo che bisognerebbe valutare se esercitare una call long basandosi su quanto costa mantenere la posizione del sottostante equivalente. Quanto interesse dovremmo pagare per il possesso delle azioni fino alla scadenza delle opzioni? È ci sono dei dividendi pagabili?
Secondo questa logica, l'unica volta in cui conviene esercitare una call di tipo Americano è immediatamente prima della data di stacco dei dividendi e prima della scadenza. Questo perché, dopo la data di dividendo i prezzi scendono dell’importo del dividendo stesso (che riduce il valore della call) ed esercitando prima della data di stacco, possiamo bloccare il dividendo e ridurre il costo del mantenimento in portafoglio delle azioni. Se le azioni non pagano dividendi, non dovremmo esercitare mai una call prima della scadenza.
Per le put, può invece essere vantaggioso esercitare un’opzione di stile americano prima della scadenza. Tutto è basato sulla capacità di guadagnare sugli interessi generati dalla vendita delle azioni sottostanti. Generalmente, è meglio esercitare una put ITM subito dopo della data di stacco dei dividendi, perché il prezzo del titolo calerà della quantità del dividendo (che aumenta il valore della put) e non dovremo cedere il valore del dividendo se diventiamo corti con il sottostante.
Un trader in opzioni, in teoria, dovrebbe fare un’analisi più approfondita. È più economico replicare una posizione long di call esercitando la call e comprare la put allo stesso strike price, o tenere semplicemente la long call? Sappiamo che possiamo "creare" una long call mediante l’acquisto del titolo e di una put. Inoltre sappiamo che non importa quanto ITM è la long call, ha comunque un rischio limitato. Se esercitiamo la call e la trasformiamo in una posizione lunga in azioni, siamo soggetti ad un rischio illimitato.
Quindi dovremmo esercitare se risultasse più economico sostituire l'opzione con le azioni e un'altra opzione, piuttosto che tenere l’opzione stessa
Ma come funziona questa strategia?
Consideriamo l’esercizio di una long call. Se esercitiamo la call, compreremo le azioni corrispondenti al prezzo di strike e la call scomparirebbe. Il valore estrinseco della call andrebbe perso. Dobbiamo pagare l’ammontare dello strike price alla consegna delle azioni stesse e se dobbiamo prendere in prestito dei soldi per comprare il titolo, pagheremo gli interessi del prestito. Se abbiamo abbastanza contanti da pagare le azioni, smetteremo di guadagnare tutto l' interesse che stavamo facendo (avremmo potuto fare) sui contanti. Nell’uno o nall’altro senso, subiremmo la spesa di interesse. Ma se siamo lunghi sul titolo, non siamo soggetti ai dividendi se esercitiamo l’opzione prima dello stacco degli stessi. I dividendi pagati “falsano” la spesa degli interessi. Ma per avere lo stesso rapporto rischio/rendimento che avevamo con la long call, dobbiamo comprare la put allo stesso strike della call.
E’ abbastanza evidente, quindi, che non avrebbe significato esercitare una call long a meno che il dividendo non sia così grande da compensare le spese degli interessi ed il costo della put.
Per esempio, siamo lunghi su 1 call di AUTOGRILL scadenza maggio strike 12 che scade fra 20 giorni e che vale a 1,05€. Le azioni di AUTOGRILL quotano 13€ e pagano un dividendo di 0,05€ e staccano il dividendo fra 5 giorni. La put AUTOGRILL maggio 12 costa 0,0275€. Il tasso di interesse per prendere in prestito i soldi dal nostro intermediario è 5%. Che cosa accade se esercitiamo la call?
Dobbiamo pagare 6000€ per le azioni (12€ * 500). Cominciamo a pagare un interesse di 0,83€ al giorno, (o 16,66€ per i prossimi 20 giorni). Riceveremo 25€ dal dividendo. La put AUTOGRILL scadenza maggio 12 costa 13,75€.
Così, pagheremo 16,66€ di interesse, 13,75€ per la put e ricevemo 25€ per il dividendo. In tutto, ci costerebbe 5,41€ per sostituire la call long di AUTOGRILL maggio 12 con le azioni di AUTOGRILL e la put AUTOGRILL maggio 12. Inoltre, perdiamo il valore estrinseco di 25€ della call. Non avrebbe il significato esercitare la call in questo caso.
Ma che cosa succederebbe se AUTOGRILL pagasse un dividendo di 0,2€? In questo caso, pagheremmo 16,66€ di interessi, 13,75€ per la put e riceveremmo 100€ per il dividendo. Inoltre perderemmo il valore estrinseco $12.50 della call, ma tutto sommato, riceveremmo 69,59€ per la strategia. In questo caso si che avrebbe senso esercitare la call!
A presto per "Esercizio e Assegnazione3"!
lunedì 7 aprile 2008
Esercizio e Assegnazione 1
Se facciamo trading in opzioni, è di importanza fondamentale capire i principi fondamentali dell'esercizio e dell'assegnazione. Non è necessario conoscere tutti i particolari teorici, ma bisogna essere preparati, in particolar modo se siamo corti e non controlliamo dunque, direttamente, l’esercizio stesso.
Esercizio è il termine usato quando il proprietario di una call o put (cioè. qualcuno che abbia una posizione lunga su una call o una put) usa il suo diritto di acquistare (nel caso di una call) o di vendere (nel caso di una put) le azioni del sottostante.
L'assegnazione è il termine usato quando qualcuno che sia short su una call o una put è costretto a vendere (nel caso della call) o a comprare (nel caso della put) le azioni del sottostante. Per ogni trade con le opzioni c’è sempre un compratore e un venditore, quindi, se siamo corti su un'opzione, c’è qualcun altro che è lungo e che potrebbe esercitare il diritto d’opzione.
Come sappiamo, dalla definizione di base delle opzioni, una call dà al relativo proprietario il diritto, ma non all'obbligo, di comprare le azioni al prezzo di strike. Ma il venditore di una call deve vendere le azioni al prezzo di strike ogni volta che il proprietario della call esercita. La put dà al relativo proprietario il diritto, ma non all'obbligo, di vendere le azioni al prezzo di strike. Ma il venditore di una put deve comprare le azioni al prezzo di strike ogni volta che il proprietario della put esercita.
Le opzioni di tipo americano possono essere esercitate in qualsiasi momento. le opzioni di tipo europeo possono essere esercitate soltanto l'ultimo giorno di trade prima della data di scadenza. Tutte le opzioni su azioni negli Stati Uniti ed in Italia (principalmente operiamo su questi due mercati) ed alcune opzioni su indice sono di tipo americano, altre opzioni su indice sono di tipo europeo. È molto importante sapere precisamente quando un'opzione scade e di che tipo è.
Che cosa otteniamo se esercitiamo un'opzione? Se un'opzione ha per sottostante un titolo, nel momento in cui esercitiamo una call, otterremo una posizione lunga in azioni (cioè ci vengono consegnate le azioni al prezzo di strike), o una posizione corta in azioni se esercitiamo una put. Nel caso di un indice, l’esercizio prevede di essere liquidati in denaro e, precisamente, con la differenza fra il prezzo di strike dell'opzione ed il valore dell'indice.
Quando dovremmo pensare di esercitare un'opzione? Quando siamo a rischio di assegnazione se siamo corti con un'opzione? Esiste una spiegazione razionale specifica per esercitare un'opzione? Semplicemente, è più conveniente tenere l'opzione o esercitarla?
Le risposte al prossimo post "Esercizio e Assegnazione 2".
A presto!
Esercizio è il termine usato quando il proprietario di una call o put (cioè. qualcuno che abbia una posizione lunga su una call o una put) usa il suo diritto di acquistare (nel caso di una call) o di vendere (nel caso di una put) le azioni del sottostante.
L'assegnazione è il termine usato quando qualcuno che sia short su una call o una put è costretto a vendere (nel caso della call) o a comprare (nel caso della put) le azioni del sottostante. Per ogni trade con le opzioni c’è sempre un compratore e un venditore, quindi, se siamo corti su un'opzione, c’è qualcun altro che è lungo e che potrebbe esercitare il diritto d’opzione.
Come sappiamo, dalla definizione di base delle opzioni, una call dà al relativo proprietario il diritto, ma non all'obbligo, di comprare le azioni al prezzo di strike. Ma il venditore di una call deve vendere le azioni al prezzo di strike ogni volta che il proprietario della call esercita. La put dà al relativo proprietario il diritto, ma non all'obbligo, di vendere le azioni al prezzo di strike. Ma il venditore di una put deve comprare le azioni al prezzo di strike ogni volta che il proprietario della put esercita.
Le opzioni di tipo americano possono essere esercitate in qualsiasi momento. le opzioni di tipo europeo possono essere esercitate soltanto l'ultimo giorno di trade prima della data di scadenza. Tutte le opzioni su azioni negli Stati Uniti ed in Italia (principalmente operiamo su questi due mercati) ed alcune opzioni su indice sono di tipo americano, altre opzioni su indice sono di tipo europeo. È molto importante sapere precisamente quando un'opzione scade e di che tipo è.
Che cosa otteniamo se esercitiamo un'opzione? Se un'opzione ha per sottostante un titolo, nel momento in cui esercitiamo una call, otterremo una posizione lunga in azioni (cioè ci vengono consegnate le azioni al prezzo di strike), o una posizione corta in azioni se esercitiamo una put. Nel caso di un indice, l’esercizio prevede di essere liquidati in denaro e, precisamente, con la differenza fra il prezzo di strike dell'opzione ed il valore dell'indice.
Quando dovremmo pensare di esercitare un'opzione? Quando siamo a rischio di assegnazione se siamo corti con un'opzione? Esiste una spiegazione razionale specifica per esercitare un'opzione? Semplicemente, è più conveniente tenere l'opzione o esercitarla?
Le risposte al prossimo post "Esercizio e Assegnazione 2".
A presto!
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