Continuiamo il discorso del precedente post e andiamo a vedere cosa succede con l’esercizio delle opzioni put.
Esercitare una put long segue la stessa logica della call long, ad eccezione del fatto che dovremmo comprare la call allo stesso strike price, pagare i dividendi sulle azioni corte risultanti, e incassare gli interessi.
Il problema dell’esercizio di una put, a parte il fatto che si perde il valore estrinseco dell’opzione stessa, sono i margini.
Infatti quando esercitiamo una put, diventiamo corti con le azioni (la put da diritto a vendere il sottostante) e, nel caso non avessimo i margini necessari, la posizione verrebbe liquidata.
Una situazione analoga si ha con le opzioni short ITM; esiste infatti la possibilità di essere assegnati e i margini richiesti potrebbero essere troppo elevati.
Per esempio se siamo corti con 10 opzioni call AUTOGRILL, strike price 12€ quando il titolo quota 13€, le call potrebbero essere assegnate e noi saremmo corti su 5000 azioni a 12€ l’una, i margini richiesti, per una posizione del genere sono elevatissimi.
Per le put short il problema è analogo e sarebbero necessari i margini per acquistare le azioni.
Esercitare un’opzione significa passare da un rischio limitato (intrinseco delle opzioni) ad un rischio illimitato dato dal possesso delle azioni.